Banche svizzere: via i capitali latino-americano



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Il mercato finanziario elvetico si prepara ad un nuovo fenomeno che potrebbe, in qualche modo, far cambiare le strategie d’affare delle banche svizzere.

Infatti, sembra che dopo i capitali dei clienti statunitensi ed europei, anche quelli dei paesi latino-americani sono pronti a compiere un passo in più: paesi come il Messico, il Brasile e l’Argentina – che rappresentano il 60% dei capitali presenti sul territorio elvetico – hanno deciso di attuare una tregua fiscale per coloro che hanno depositato i propri capitali nelle banche svizzere o in altri paesi presi di mira dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), cercando quindi di far rientrare i soldi nelle rispettive nazioni.

Lo scopo principale delle amnistie fiscali, dunque, consiste proprio nel far tornare indietro il denaro ai rispettivi governi, così da utilizzare gli stessi per il finanziamento di tanti progetti che richiedono comunque l’investimento ed una spesa importante, cose promesse durante le campagne elettorali. Di conseguenza, la Confederazione Svizzera si prepara ad un’eventuale cambiamento che potrebbe avvenire all’interno degli istituti elvetici.

Nonostante l’associazione dei banchieri privati svizzeri – nota pure con la sigla ABPS – ha relativizzato i rischi derivanti da un possibile addio dei capitali latino-americani, in realtà molte banche si stanno già preparando per un eventuale “fuga” di massa dei liquidi dei clienti messicani, brasiliani ed argentini.

Fabienne Bogadi, portavoce di ABPS, fa sapere che certamente l’interesse dei clienti latino-americani, circa il beneficio derivante dall’amnistia fiscale, è forte, specie per coloro che sono sotto i governi del Brasile e dell’Argentina. Ad ogni modo, sembra che proprio i messicani siano i meno propensi a riportare il denaro in “casa”, visto il clima che si respira. In Argentina e Brasile, invece, il governo non ha esatto i fondi in patria, ma piuttosto sta prendendo delle misure liberali che hanno come goal di infondere fiducia nei cittadini.

Bisogna tenere conto, però, che in Brasile la situazione non è certamente delle migliori: nonostante il gran movimento che vi è stato per via delle Olimpiadi, il governo locale è in crisi politica e vi é stata pure la destituzione della presidente Dilm Rousseff.

Le banche della Svizzera, però, onde evitare di ritrovarsi improvvisamente senza il controllo di questi capitali hanno deciso di investire sulla consulenza estera in loco. Ad esempio, lo stesso Credit Suisse ha deciso di assumere proprio in Messico circa 12 gestori di patrimoni che lavoravano per la concorrenza ovvero l’UBS, così da poter applicare la strategia voluta dal direttore generale del gruppo, Tidjane Thiam, cioè rafforzare il settore della gestione tra il 2016 e 2018.credit-suisse

Nei prossimi anni, però, l’istituto si concentrerà anche su altri paesi come la Russia, il Medio Oriente, il Messico e Brasile e allo stesso tempo Credit Suisse ha sottolineato che l’America Latina è un mercato interessante.

Un altro dei big player svizzeri è sicuramente l’istituto bancario Julius Baer: questo, difatti, si è mosso già dal 2014 in Brasile attivando delle collaborazioni importanti con GPS Investimentos Financieiros e Participaçoes S.A e nel 2015 con la società finanziaria NSC Asesores in Messico.

Ora, non resta che attendere l’evoluzioni dei fatti per capire quali saranno le reazioni dei mercati e delle banche.

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