Il Brasile tra le Olimpiadi e la crisi economica



Brasile tra Olimpiadi e crisi economica

Da qualche giorno, hanno preso il via le Olimpiadi 2016 di Rio, evento che sta coinvolgendo sportivi da ogni parte del mondo e che già ha regalato emozionanti performance sul campo.

Va detto , però, che questa manifestazione sportiva è segnata pure da una crisi economica decisamente forte per il Brasile, nazione che sino a pochi anni fa, era stata definita – secondo le proiezioni – come il quarto paese più ricco al mondo nel giro di 40 anni.Complice anche una grave crisi mondiale, ed una situazione interna sempre meno sostenibile su lungo termine, il Brasile ha così pensato di investire il tutto per tutto sulle Olimpiadi, in particolar modo per rifarsi dopo la magra figura rimediata durante i Mondiali di Calcio del 2014.

Ad ogni modo, le cifre economiche parlano di un chiaro crollo economico: dal primo trimestre del 2014, il Pil ha visto una caduta libera dell’8% e la situazione potrebbe pure continuare a peggiorare, secondo quanto riferiscono gli esperti. Il Fondo Monetario Internazionale, difatti, conferma proprio una stagnazione dell’economia per il 2017. Contemporaneamente, poi, l’inflazione va verso il tasso del 10% ed, anche la disoccupazione, non sembra dare segni migliori.

Se questo non dovesse sembrarvi abbastanza, va presa pure in considerazione la situazione politica che versa nel caos da tempo. Dilma Roussef, presidentessa brasiliana, il mese scorso era stata sospesa, giacché erano emerse delle inchieste che la vedevano coinvolta in episodi di corruzione insieme al partito di cui fa parte, il partito dei lavoratori. Alla base di tutta questa confusione, però, vi è senz’altro pure un programmo politico errato con una politica fiscale troppo permissiva, che porterebbe di conseguenza all’indebitamento a causa delle scarse entrate fiscali. Peraltro, anche la mentalità delle “raccomandazioni” ha trovato il giusto spazio nel paese, visto la presenza forte dello stato nell’economia. Come non citare, poi, il disinteresse nei controlli contabili, specie per le aziende statali?

La conseguenza diretta di tutto questo caos è stata la dichiarazione di fallimento per lo Stato di Rio de Janeiro, che ha portato alla sospensione dell’erogazione di servizi di una certa rilevanza, come per esempio quello della gestione della sanità – già a corto di personale negli ospedali – o della sicurezza, mobilità (con linee metropolitane non completate per tempo) e della salvaguardia ambientale. Un esempio evidente riguarda proprio la Baia di Guanabara a Rio de Janeiro, che si contraddistingue per essere tra le più inquinate al mondo. Nonostante sette anni fa il governo avesse promesso di occuparsi della pulizia e bonifica di almeno l’80% dei rifiuti presenti per l’appunto in questa baia, in realtà non si è fatto nulla. Il fondo di 4 miliardi di dollari destinato a questa importante operazione è stato limato a soli 170 milioni. Anche le conosciutissime spiagge di Ipanema e Leblon e la località di Flamengo – che ospita le competizioni natatorie – sono altri luoghi altamente inquinati.

Brasile tra Olimpiadi e crisi economicaMa questo non è tutto, perché lo Stato di Rio non è in grado di far fronte al pagamento degli stipendi e delle pensioni dei propri cittadini (laddove possibile pagati a rate) e non è riuscito neppure a mantenere gli impegni assunti in occasione delle Olimpiadi e Paraolimpiadi di Rio 2016: difatti, vista la crisi, il governo di Rio non è riuscito a sostenere finanziariamente la costruzione del villaggio olimpico. Come se non bastasse, vi sono stati pure molti ritardi per la sistemazione delle strutture che avrebbero dovuto ospitare gli sportivi, tant’è vero che molti hanno scelto di soggiornare in hotel. Insomma, un vero e proprio caos in tutti i sensi!

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