Affitti Airbnb pagheranno cedolare secca



Ai giorni nostri, oramai, è assai comune dare in affitto un appartamento tramite Airbnb, specie se non lo si usa: dal mese di giugno, però, qualcosa cambierà per i proprietari di questi bene immobili.

Fino ad oggi, tutte le persone che praticavano l’affitto del proprio appartamento o casa tramite Airbnb o portali simili, incassavano a nero l’importo derivante dalla permanenza degli ospiti nei propri locali. Dal mese di giugno, però, qualcosa cambierà: difatti, proprio tra due mesi sarà necessario pagare il 21% di cedolare secca (opzionale) che sarà trattenuta direttamente dall’intermediario.

Questa novità in ambito tasse, in realtà, era già in vigore da prima dell’11 aprile, data in cui è stato effettuato un provvedimento governativo. Sino a quel momento, però, non tutti sapevano che fosse d’obbligo provvedere al pagamento. Quindi, con questa novità si cercherà senz’altro di porre rimedio a qualcosa che, in realtà, sarebbe dovuta essere così già in principio.

Ad ogni modo, con questa manovra si cerca di porre rimedio con la lotta alle locazioni in nero: questa lotta, peraltro, venne iniziata proprio con l’introduzione della cedolare secca. Purtroppo, però, questa mossa almeno all’inizio non ottenne i risultati sperati per far sì che il nero potesse emergere sul serio. Da qui, è emersa anche la necessità di porre rimedio alla questione degli affitti brevi che, oramai, sono sempre di più comuni in tutto il mondo ed anche nella nostra penisola.

Con gli affitti brevi, quindi, i proprietari di appartamenti entrano in possesso di somme che possono essere davvero interessanti, ma che però bisogna comunque utilizzare per mantenere in ordine lo stesso appartamento. D’ora in avanti, però, tutto sarà regolamentato come vuole lo stando, così da non trovarsi davanti a chi paga sempre e davanti a coloro che, invece, cercano di portare nel proprio portafoglio incassi di denaro in nero.

Solitamente, gli appartamenti sono dati ad un minimo di 40-50 euro per posto letto e si sale a cifre ben più alte quando si ha a che fare con appartamenti di lusso, attici o comunque equipaggiati con maggiori confort. Quindi, dalla cifra che si ricava per ogni notte, sarà necessario sottrarre non solo la percentuale del portale, quantificabile tra il 16 e il 20%, bensì anche il 21% di cedolare secca. Al proprietario, dunque, rimarrà il 60% del prezzo a notte, a cui magari sarà necessario sottrarre le spese extra, di pulizia e condominio.

Ma quanto generano queste case in affitto? A quanto pare, lo scorso anno le casse affittate usando internet sono state circa 200 mila. Airbnb detiene il 55% di questo mercato e stando alle stime rilasciate, pare che un proprietario possa arrivare a guadagnare circa 2300 euro all’anno. Ad ogni modo, nel complesso, possiamo dire che l’affitto a breve termine sarà sempre di più conveniente rispetto al tradizionale affitto!

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