BCE: le deroghe al QE abbassano la tensione sui bond



Dopo le speculazioni sulla rottura dell’euro, la creazione di un’Europa a più velocità – non soltanto politicamente ma anche monetariamente – alcune speculazioni circa una maggior flessibilità nel QE da parte della BCE, ha riportato un po’ di tranquillità sul mercato dei titoli di stato.

Proprio nella giornata di oggi, infatti, alcune indiscrezioni di nuove decisioni della BCE nella sua politica di QE hanno spinto al ribasso il differenziale di diversi titoli di stato – tra i quali quelli italiani – rispetto al riferimento del Bund tedesco: dopo aver toccato i 187 punti durante la prima metà di questa giornata di venerdì, infatti, lo spread è sceso fino a 178 punti, con il tasso dei BTp che è arrivato a toccare il 2.14 percento, un nuovo minimo.

Alla base di questo nuovo trend ci sono alcune indiscrezioni relative agli appunti dei verbali della riunione della BCE tenutasi tra il 18 e il 19 gennaio, durante la quale all’ordine del giorno c’era la possibilità di attuare delle deroghe – in maniera limitata e soltanto a titolo temporaneo – alla politica del QE mantenuta fino ad oggi, retta sul capital key, vale a dire, con acquisti di bond in funzione della quota di capitale della BCE detenuto dal paese.

Così, per ordine di quote, è la Germania a detenere la più alta percentuale di capitale dell’istituzione finanziaria europea, seguita a sua volta dalla Francia, quindi dal nostro paese: e questo principio è stato adottato dalla BCE per venire incontro alle resistenze tedesche circa il QE, considerando come il governo teutonico abbia intravisto in questa attività una possibile deroga all’art. 21 dello statuto della stessa Banca Centrale Europea.

In base a questo articolo, infatti, l’attività di finanziamento del debito sovrano da parte dell’Eurotower è espressamente vietata e, per superare l’ostacolo tedesco nell’attuazione del QE, è stato quindi adottato il criterio della capital key, che però ha ancora una volta messo in evidenza una dinamica favorevole al paese teutonico (Bund decennali con tassi al di sotto dello 0 fino a non molto tempo fa).

Paradossalmente, questo trend ha anche rischiato di limitare l’efficacia del QE – per il quale vigeva il divieto di comprare titoli di scadenza al di sotto dei 24 mesi o con tassi di interesse più bassi rispetto a quelli dei depositi (-0.4 percento): solo un emendamento alla politica di QE durante il mese di dicembre 2016 ha permesso di risolvere il problema, con l’abbassamento della soglia temporale a 12 mesi e l’eliminazione della condizione del tasso.

Questa policy, a causa del rendimento negativo, può chiaramente esporre la BCE alla necessità di far fronte a perdite, con il risultato che l’istituto europeo dovrà comunque cambiare la sua policy di acquisto, puntando potenzialmente sui titoli di stato che abbiano un rendimento positivo, come nel caso di quelli dell’Italia, così come riconosciuto durante la riunione dell’Eurotower.

E questa svolta ha chiaramente sospinto al ribasso il differenziale dei titoli di stato rispetto al Bund, sebbene sia difficile credere che dopo il riconoscimento della possibilità di attuare delle deroghe, la BCE possa vincere le resistenze tedesche circa il mantenimento del principio del capital key.

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