Boom di furti dagli oleodotti italiani



Durante il 2016 si sono registrati diversi tentativi di forzatura delle condotte degli oleodotti che, per l’appunto, trasportano il combustibile in tutta la nostra penisola. Oggigiorno questo fenomeno sembra essere in costante aumento.

L’anno che ci siamo lasciati alle spalle porta con sé un conteggio di 136 forzature agli oleodotti: praticamente, i lestofanti scavano in mezzo alle campagne in maniera tale da poter lasciare a nudo la conduttura. In questa maniera, si può poi passare alla fase successiva ovvero alla foratura del tubo ed avvitamento di un rubinetto. Questa soluzione consente ai ladri di poter attingere velocemente alla propria dose di “carburante” in qualunque momento.

Insomma, in questo modo ogni persona è libera di farsi una tubazione privata ed abusiva. Proprio di recente ne è stata scoperta una a Fiorenzuola nel Piacentino. La tubatura ottenuta tramite la diramazione dei tubi dell’ENI arrivata in un capannone industriale dove vi era una raffineria clandestina.

Ai giorni nostri, il mercato dei carburanti conta almeno un quinto di abusività: difatti, sembra che rientrano in questo conteggio tra 1 e 3 miliardi di euro su 13-14 miliardi di bolletta complessiva riguardo al carburante. Molti allarmi sono arrivati direttamente dall’Unione petrolifera e dall’Assopetroli; addirittura, nel 2015 sono stati conteggiati ben 161 mila tonnellate di prodotti energetici che sono stati presi abusivamente dalla rete. Con questa soluzione ci sono molti benzinai che fanno rifornimento proprio dagli abusivi, per cercare di risparmiare qualcosa in più ed offrendo allo stesso tempo un prodotto ad un prezzo leggermente più basso. Nel complesso, possiamo sicuramente dire che questo modo d’agire va a svantaggio di coloro che sono onesti e desiderano portare avanti la propria attività nel pieno rispetto della legge.

Va altresì detto, però, che il carburante del mercato nero non è solamente questo: difatti, molti fonti di approvvigionamento derivano direttamente dall’est Europa oppure dai califfati islamici. Lo scorso mese la Finanza di Venezia ha parlato di treni ed autobotti pieni di olio lubrificante che non era assolutamente idoneo per rifornire le auto. Anzi, questa tipologia di prodotto era solo in grado di distruggere il motore e, allo stesso tempo, di intossicare le persone e danneggiare anche i polmoni.

In questi ultimi mesi, difatti, si è potuto constatare che la qualità dell’aria non era delle migliori e questa scelta di “combustibili alternativi ” contribuiscono sicuramente a danneggiare l’atmosfera. Ad ogni modo, analizzando la situazione possiamo dire che se, una volta, questa pratica era assai diffusa in Africa, ora è anche praticata in Italia con interesse.

In Italia attualmente si contano ben 2690 chilometri di oleodotti, collocati soprattutto nelle regioni del Lazio, Toscana, Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto ed oltre a portare il greggio, molte altre hanno già prodotto finito come gasolio, cherosene o benzina.

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