Casse delle professioni, grava l’emergenza sugli ultimi arrivati



Le Casse di previdenza professionali di tutti gli Ordini stanno attuando per obbligo dei bilanci proiettati a 50 anni per dimostrare la loro sostenibilità economico-finanziaria a medio e lungo termine, e quindi gravano verso i giovani come tasse e assegni pensionistici futuri.

Questa politica virtuosa nasce dalla responsabilità dei vertici e favorita anche da vari indirizzi politici, come la riforma Monti/Fornero ad esempio che ha collegato il vincolo in caso di calo dei costi di adottare delle misure correttive da potere anche modificare tra cui il calcolo contributivo di quelli che saranno gli assegni pensionistici futuri.

I nuovi parametri quindi obbligano le Casse previdenziali a misurare in un tempo più lungo le prospettive della loro salute finanziaria anche e sopratutto in rapporto al Pil di categoria.

Grazie a tale continuo monitoraggio si ha un metodo contributivo anche in mancanza di un buco economico nella consapevolezza di conservare a lungo termine gli equilibri previdenziali con attenzione a nuovi e vecchi iscritti, come genere e età, e carriere professionali e ai collegati risultati reddituali e anche contributivi.

Le riforme degli Ordini dovevano realizzare da tempo delle dinamiche professionali attente alle giovani leve e redistribuire le attuali potenzialità reddituali, invece tale compito viene ora affidato alle Casse.

Da qui le Casse devono quindi ridisegnare il loro futuro, e creare aiuti a favore dei giovani come sconti sui contributi per quelli che sono all’inizio della carriera professionale o anche offrire un prestito agevolato e magari un “voucher” di maternità.

Questa direttrice potrebbe anche migliorare nel tempo attraverso la norma sul lavoro autonomo, che permette alle Casse di realizzare delle politiche di sostegno a favore di tutti gli iscritti più fragili economicamente e professionalmente.

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