Il CDA propone un importante piano di rilancio per l’Unicredit



Si chiama “Trasform 2019” l’operazione deliberata dal consiglio di amministrazione dell’Unicredit che sarà messo al voto per l’approvazione il prossimo 12 gennaio 2017.

Il piano in questione prevede un aumento del capitale da 13 miliardi di euro che sarà da completarsi entro il primo trimestre del 2017. Lo stesso aumento, peraltro, sarà garantito da un consorzio di grandi banche internazionali ovvero gli stessi istituti bancari hanno deciso di impegnarsi ad acquistare i nuovi titoli emessi con l’aumento del capitale che non dovessero essere sottoscritte da parte degli azionisti, obbligazionisti o correntisti.

Con l’annuncio di questa operazione di salvataggio – se così la possiamo definire – la borsa ha già visto un rilancio: infatti, in borsa il titolo di Unicredit è stato premiato, visto che si è registrato un +15.9% finale. Ad ogni modo, questo non è tutto quello che il CDA desidera proporre!

Infatti, il Consiglio di amministrazione di Unicredit proporrà anche ai soci il raggruppamento delle azioni ordinari e di risparmio dello stesso istituto di credito.  Oltre ad essere previsto l’annullamento di azioni ordinarie e di risparmio (al minimo necessario per far quadrare l’operazione, senza ridurre il capitale), il rapporto sarà di 1 nuova azione ordinaria ogni 10 azioni ordinarie esistenti e di 1 nuova azione di risparmio ogni 10 azioni di risparmio.

Purtroppo, però, vi sono pure pessime notizie per il personale impegnato presso gli istituti bancari Unicredit: infatti, la banca ha deciso di dare un taglio con 6500 esuberi, di cui 3900 in Italia, posti che dovranno essere eliminati entro il 2019. Dunque, il personale della banca si ritroverà a passare dall’attuale 101 mila a 87 mila dipendenti. In Italia, peraltro, saranno chiuse 883 filiali ed anche in Germania ed Austria sono previste chiusure di sportelli.

Questo taglio del personale di Unicredit porterà certamente ad un risparmio delle spese, quantificabili nelle somme di 650 milioni di euro, 320 milioni e 300 milioni rispettivamente per dall’Italia, Austria e Germania.

Oltre a quanto riportato, Unicredit ha in mente di risparmiare ancor di più intervenendo pure su altre cose: l’obiettivo finale è di 4.7 miliardi di euro di utile netto al 2019 con una crescita dei ricavi medi annuali pari al 0.6%. Da segnalare anche una minore redditività per quanto concerne l’indicatore Rote superiore al 9% ed una politica dei dividendi cash tra il 20% ed il 50% (che non saranno applicati nel 2016).

Tra le ulteriori mosse messe in campo nella proposta del CDA vi sono pure le cessioni concordate della partecipazione in Pekao e Pioneer, la vendita già andata a buon fine dell’Ucraina e la partecipazione del 30% in Fineco che ha fatto incrementare a 164 punti base l’indicatore della solidità di questo istituto.

Lo stesso amministratore delegato di Unicredit, Jean-Pierre Mustier, ha anche promesso un taglio dello stipendio del 40% a 1.2 milioni di euro e, inoltre, non prenderà il bonus annuale per il 2016 e per tutto il periodo in cui verrà attuato il piano, tanto da non prevedere neppure buoneuscite nel caso lasci l’incarico.

Ora non resta che attendere il nuovo anno per l’approvazione definitiva delle mosse decise dal Consiglio di amministrazione dell’Unicredit!

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