La nuova manovra di Bilancio e la web tax



Cos’è la web tax

Con il termine web tax si intendono delle leggi che vanno a regolare la tassazione sui guadagni di grandi aziende che operano sul web, come ad esempio, Google, Amazon ecc, le quali vendono in Italia ma hanno sedi all’estero.

Manovra fiscale

Questa notte è stata pensata dal governo una manovra fiscale che aspetta solo di essere confermata dalla commissione di Bilancio della camera e consegnata rivista e corretta all’Aula di Montecitorio. Sarà il Senato ad approvare definitivamente poi la legge di bilancio 2018-2020 prima della vigilia di Natale.

Emendamenti per la web tax

In questa manovra è anche stato dato il via libera a un pacchetto di emendamenti sulla web tax 2017 presentati dallo stesso relatore nonchè presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia (Pd).

Si ridurrà con questo pacchetto la ritenuta alla fonte dal 6 al 3% su tutte le transazioni digitali per servizi che saranno effettuate da soggetti residenti e non residenti.

Nella nuova versione della web tax 2017 approvata la ritenuta viene però applicata solo dopo che si supereranno le 3.000 transazioni nell’anno solare.

La digital tax o web tax che è stata quindi approvata alla Camera non verrà però applicata al settore dell’e-commerce, come era stato invece inizialmente ipotizzato, e inoltre non si prevede il ricorso allo spesometro, e nemmeno l’erogazione di un credito d’imposta per le imprese residenti in Italia che sia pari alla web tax pagata e non viene assegnato un ruolo alle banche per far pagare la web tax a imprese e multinazionali che non siano residenti.

Imposta su attività di prestiti online

Con questo emendamento è anche prevista l’applicazione di una ritenuta d’imposta, del 26 per cento, sui proventi delle attività “peer to peer lending”, ovvero da prestiti erogati tramite piattaforme dedicate di soggetti finanziatori che non sono professionali.

Questi proventi sono intesi quali redditi di capitale ai fini delle imposte dirette se gli intermediari finanziari che gestiscono le piattaforme digitali sono autorizzati ed iscritti all’ albo ovvero sono sostituti di pagamento autorizzati ai sensi del Testo unico bancario.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *