Partenza per la voluntary bis



In data 7 gennaio scorso è stato ufficialmente dato il via alla voluntary bis, per ora solo su carta.
Sembra che al momento l’interesse per questa emersione bis sia ridotto come anche lo era stato in passato. In ogni caso si devono ricordare i tempi della scadenza che sono abbastanza stretti, ovvero si deve aderire entro fine del luglio di quest’anno.Quindi chi ha beni non denunciati o depositati presso paesi denominati paradisi fiscali può attraverso questa finestra portarli allo scoperto senza incorrere in sanzioni elevate.

Armando Simbari di Studio Dinoia commenta che una voluntary così a ridosso della precedente non ha senso per lui, dovevano passare almeno due o tre anni e ci fossero state prese maggiori di posizione nella lotta antiriciclaggio.
Anche Stefano Simontacchi, managing partner per Bonelli Erede è scettico e vede poche chance sulla effettiva emersione di capitali.
Per quel che riguarda invece i capitali oltreconfine. «I Comuni stanno predisponendo per l’agenzia delle Entrate – ribadisce ancora Simontacchi – l’elenco di chi ha trasferito all’estero la residenza dal 2010 in poi, chi lo ha fatto per coprire capitali non emersi e ha interessi in Italia potrebbe decidere di salire su questo treno».

Gli operatori del settore pensano che L’Agenzia delle Entrate dovrebbe dare segnali più forti per spingere questa voluntary bis e effettuare quindi degli interventi mirati.
Un’altra spinta al rientro dei capitali potrebbe essere nel creare liste di evasori fiscali potenziali, come per i “Panama papers” nei paesi denominati paradisi fiscali.

La prima voluntary ebbe successo perché la Svizzera si era impegnata nel fare collaborare al meglio le sue banche . La seconda voluntary, come spiega Davide Rotondo un partner di Pwc, sarebbe probabilmente maggiore successo se i contribuenti venissero a sapere che dal 2017 e 2018 scatterà il CRS, ovvero lo scambio automatico di informazioni fiscali in ca 100 paesi come a Panama. «Ora non sappiamo quali saranno i risultati dell’applicazione del CRS e i relativi controlli da parte degli intermediari finanziari in particolare nei paesi – denominati paradisi fiscali – sulla base dell’apparato normativo Ocse , lo si potrà dire alla prova dei fatti» e quindi potrebbe anche essere che la voluntary bis offre l’ultima chance per presentare domanda e denunciare i propri capitali non denunciati prima.

Nella voluntary bis l’agenzia delle Entrate a differenza della prima interviene nei controlli a posteriori, dopo l’autoliquidazione fatta dal contribuente.

Le fiduciarie, in questa maniera devono effettuare ancora meglio una verifica dei loro clienti e se sono contanti o valori al portatore i beni della voluntary, le fiduciarie hanno l’obbligo di chiedere ai contribuenti una auto dichiarazione sul modo in cui sono venuti ad acquisire tali beni, questo secondo le norme antiriciclaggio.

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