La nuova lista nera dei paradisi fiscali



Dopo circa due anni di discussioni e trattative diplomatiche accurate, i rappresentanti dei ventotto paesi dell’Ue hanno approvato ieri a Bruxelles una lista di 17 paesi considerati paradisi fiscali.

Alcuni esperti hanno criticato questo risulato, dato che sembrano esserci delle incongruenze nella scelta dei paesi deella lista nera.

Lista nera

La lista nera dei Paesi offshore è data da: Bahrein, Barbados, Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, Grenada, Guam, Isole Marshall,Macao, Mongolia, Namibia, Palau, Panama, Saint Lucia, Samoa, Trinidad e Tobago, Tunisia.

La scelta dipende da tre criteri ovvero dalla trasparenza fiscale, da una tassazione equilibrata e dall’ applicazione o meno delle norme Ocse per il trasferimento dei profitti da un paese all’altro.

E’ stato di certo complicato trovare compromessi per non urtar i vari interessi di ciasun governo. Ora i paesi Ue risultato divisi sulla scelta o meno di adottare sanzioni nazionali contro le società europee che avessero rapporti con queste giurisdizioni.

La decisione di scrivere una lista nera dei paradisi fiscali ha indotto molti di tali paesi a promettere di effettuare maggiori misure di trasparenza.

La lista grigia

Oltre alla lista nera, è stata pubblicata anche una lista dei paesi che si sono impegnati a rispettare i criteri comunitari ovvero hanno promesso misure di trasparenza quindi la cosiddetta lista grigia, per una lista completa dei paradisi fiscali a 360 gradi.

Tra questi vi sono 47 giurisdizioni tra cui la Svizzera, le isole Cayman, Bahamas, Jersey o Guernesey.

L’organizzazione non governativa Oxfam ha preso però nettamente le distanze da questo risultato, non sufficientemente credibile per lei e realizzando in risposta una lista di 35 paesi, tra cui anche alcuni paesi dell’Ue.

Pierre Moscovici commissario agli affari monetari ha esortato i paesi Ue ad adottare delle sanzioni a livello nazionale verso quelle imprese che hanno rapporti con i paradisi fiscali della lista nera.

Tuttavia, la attuale lista nera sorprende e non poco. Vi sono delle piccole giurisdizioni sospettate di essere da tempo paradisi fiscali (come Macao o le isole Marshall), o paesi con cui l’Unione ha firmato molti accordi commerciali (come la Corea del Sud) o con cui ha da tempo profondi legami politici (come con la Tunisia) o che sono cruciali negli equilibri geopolitici (ad esempio gli Emirati Arabi Uniti) o addirittura poveri (come lo è la Mongolia).

Freno per la web tax

Sempre in campo fiscale, i ventotto rappresentati Ue hanno rinviato alla Commissione europea e alla comunità internazionale la questione della tassazione delle multinazionali digitali dato che non hanno trovato una posizione comune riguardo la tassazione per le imprese digitali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *