Credit Suisse ha investito nell’olio di palma



La banca svizzera Credit Suisse è uno tra gli istituti bancari della Svizzera più esposti per quanto riguarda l’investimento di denaro nel settore dell’olio di palma.Naturalmente, questa non è l’unica banca tra quelle della Confederazione Svizzera che si sono accordate per investire il proprio denaro nel commercio di un prodotto universale come l’olio di palma. Oggigiorno, difatti, si tratta di un prodotto altamente utilizzato nell’industria alimentare: basti pensare alla produzione di merendine, biscotti, cracker e molti altri prodotti da forno, che riportano proprio nella lista degli ingredienti questo “prezioso” olio.

Per ottenere questo elemento, però, molto spesso vengono violati i diritti umani ed ambientali, ma visto che oramai si tratta di un alimento messo sotto la lente d’ingrandimento, molti stanno attirando l’attenzione delle persone per sensibilizzare sulla tematica che riguarda tutti noi.

È il caso delle due organizzazioni non governative “Pane per tutti” e “Sacrificio quaresimale”, che in ambito della campagna ecumenica 2017, hanno chiesto che vengano rispettati proprio le norme ambientali ed  i diritti dell’uomo anche quando si praticano attività finanziate.

Attualmente, il Credit Suisse è una tra le banche che si sono maggiormente esposte in questo investimento di capitale: un’organizzazione partner che opera sul territorio indonesiano, difatti, ha fatto sapere che la somma investita equivale a 901 milioni di dollari di azioni e crediti, destinati alle attività del Bumitama e IOI Corporation, che sono situate nel Kalimantan occidentale.

Tra le altre banche che detengono nelle proprie mani della azioni investite in questo business citiamo anche la J.Safra Sarasin: quest’ultima, a quanto pare, possedeva azioni di IOI per 266 milioni di franchi. Il problema principale è che con l’investimento in questo settore, molte foreste sono state rase al suolo: un esempio è senz’altro la foresta tropicale del Kalimantan che aveva lo scopo di sostentamento della popolazione, ma è stata eliminata per le piantagioni. Peraltro, ciò è avvenuto senza interpellare le persone del posto e, di conseguenza, quest’ultimi non hanno potuto prendere parte neppure alla decisione di investire nell’olio di palma. 

A lungo andare, questo tipo di investimento comporta solamente dei problemi: ciò è stato affermato da Kartini Samon in occasione di una conferenza a Berna per la Campagna ecumenica 2017. La coltivazione di palme, destinate per l’appunto all’investimento e produzione di olio di palma, sono un danno per tutti: danneggiano il suolo e le popolazioni del loco, senza dimenticare poi che vi è un consumo idrico eccessivo.

Quindi, le ONG hanno chiesto alle banche elvetiche di impegnarsi di più per salvaguardare l’ambiente e la popolazione del posto, cosa che al momento non sembra essere tra le prerogative degli istituti bancari. Il responsabile Politica di sviluppo di Pane per tutti, Miges Baumann, ha potuto affermare con certezza quanto abbiamo appena detto, giacché è stato fatto un confronto veritiero circa le direttive della banca e le piantagioni presenti in Indonesia.

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