La “Bank recovery and resolution directive”, la direttiva comunitaria del 2014, entrata in vigore dal 2016 negli stati membri, ha rivoluzionato le basi dei sistemi di salvataggio delle banche in Europa, dopo anni in cui ai contribuenti erano stati addossati costi enormi per mettere in sicurezza gli istituti di credito travolti dalla crisi finanziaria esplosa nel 2007-’08 con i mutui subprime americani.
La logica della direttiva BRRD è stata semplice, quanto dalle implicazioni notevoli per investitori e anche piccoli risparmiatori: se una banca rischia di fallire, prima che ottenga aiuti dallo stato dovrà chiedere i soldi ai suoi stessi azionisti. Se tale capitale non si rivelasse sufficiente a coprire la perdita, spetterà contribuire agli obbligazionisti, partendo da quelli senior e finendo con i subordinati. Infine, se nemmeno tale contributo si mostrasse capace di coprire l’8% della massa passiva, come richiesto dalla direttiva, si passa a intaccare persino i conti correnti e deposito dei risparmiatori. Ma non tutti, solo quelli con giacenze superiori alle 100.000 euro e solamente per la parte eccedente tale soglia.
Dunque, che cosa rischiamo nel concreto con la risoluzione della nostra banca? Se siamo correntisti o se deteniamo un conto deposito fino a 999.999 euro, nessun problema. Se, invece, le nostre giacenze superassero tale cifra, al di sopra di essa il nostro conto potrebbe essere intaccato. Come? Attraverso una decurtazione proporzionalmente applicata a tutti i conti sopra i 100.000 euro aperti presso la banca, rispetto alle esigenze. E così, se la massa aggredibile risultasse pari a 1.000 e la banca dovrà coprire con l’operazione un “buco” da 400, ne consegue che tutte le giacenze verranno tagliate del 40% per la parte superiore ai 100.000 euro. Pertanto, se possiedo un conto corrente pari a 150.000 euro, i primi 100.000 non saranno toccati, i restanti 50.000 lo saranno per il 40%, ovvero per 20.000 euro. Il mio conto scenderà, quindi, a 130.000 euro.
E se detengo presso la stessa banca più conti correnti e/o deposito? Verrà effettuata la somma delle loro giacenze e se essa supera i 100.000 euro, l’eccedenza verrà intaccata secondo il meccanismo sopra indicato. Al contrario, se possiedo più conti correnti, ma presso banche differenti, la somma non vale. Dunque, se possiedo 80.000 euro presso la banca A e altri 50.000 euro presso la banca B e supponendo che sia A ad essere sottoposta a risoluzione, il mio conto non potrà essere toccato, perché chiaramente la banca non potrà sommare agli 80.000 euro depositati presso di essa i 50.000 euro tenuti in un’altra banca.
E se il conto risulta cointestato? Bisogna considerare ogni cointestatario titolare del diritto di non essere aggredito dalla banca fino ai 100.000 euro. Se possiedo un conto cointestato con il coniuge per complessivi 180.000 euro, sarebbe come se ciascuno dei due possedessimo 90.000 euro, per cui il conto non sarebbe oggetto di risoluzione. In definitiva, meglio aprire tanti conti correnti e/o deposito in banche diverse (e solide) fino a un massimo di 100.000 euro ciascuno, in modo da annullare in partenza il rischio. In ogni caso, si consideri che la perdita massima risulta pari alla somma eccedente i 100.000 euro.









