Quante volte hai letto con attenzione una proposta di finanziamento su internet o su un formato cartaceo e hai notato che non vi viene fornito un solo tasso, bensì due? In ogni proposta, compaiono, infatti, due riferimenti: il TAN e il TAEG A quale devo guardare per capire quale sia il costo dell’operazione?
Partiamo dal loro significato letterale. Per T.A.N. si indica il Tasso Annuo Nominale, per T.A.E.G. il Tasso Annuo Effettivo Globale.
Quale sarebbe la differenza?
Quando ci rechiamo in banca o presso un’agenzia finanziaria a chiedere un finanziamento (prestito personale, credito al consumo, mutuo), ci verrà concesso dietro il pagamento, incluso nelle rate, di un tasso di interesse, che per noi equivarrà al costo del finanziamento ricevuto, mentre per l’istituto di credito rappresenterà la remunerazione per essersi privata della liquidità dalla data di erogazione a quella della (graduale) restituzione da parte del cliente. Il TAN è l’indicatore che capta proprio il tasso d’interesse, espresso su base percentuale annua.
Dunque, se leggo che un prestito viene offerto con un T.A.N. del 5%, significa che l’interesse richiestoci per contrarlo sarà di tale percentuale. Tuttavia, il cliente potrebbe a torto ritenere che questo esaurisca il costo del finanziamento, mentre non è così. Gli interessi non sono le uniche spese da sostenere per ottenere liquidità da una banca o una finanziaria. Ne esistono di altre, come le spese di perizia, quelle notarili, le imposte, l’accensione di una polizza assicurativa, le spese per l’apertura della pratica, per l’accensione e il mantenimento di un conto corrente, per l’incasso delle rate e il loro invio al domicilio, etc. Tutti questi altri costi, sebbene non siano interessi, peseranno lo stesso sulla rata e renderanno il prestito più oneroso. Il cliente, ancor prima di firmare, quindi, è tenuto a conoscere quanto incideranno sul capitale prestato e su base annua. Per questo, ci viene in aiuto il T.A.E.G., che comprende non solo gli interessi, bensì pure tutti gli altri costi gravanti sul finanziamento, anche se la legislazione europea non ritiene che debba includere obbligatoriamente le spese notarili, di perizia e relativamente alle imposte.
Pertanto, il TAN risulterà sempre più basso del TAEG, in quanto ogni banca o finanziaria dovrà caricare il prestito di costi che vanno ad aggiungersi agli interessi. Ecco spiegato il motivo per cui i due indicatori non coincidono praticamente mai. Per quanto appena spiegato, per capire quale sarà il costo effettivo che dovremmo sostenere, dovremmo guardare al TAEG il TAN, tutto sommato, diventa il più delle volte un indicatore teorico, nel senso che non corrisponde nel concreto all’onere reale, rappresentandone solo una parte, per quanto maggioritaria, almeno in teoria.
Ora, poiché molti dei costi diversi dagli interessi sono fissi, ovvero non aumentano al crescere del capitale prestato, essi tendono ad incidere in misura percentuale maggiore sui piccoli prestiti. Facciamo un esempio. Se una banca carica un finanziamento, indipendentemente dalla sua entità, di spese per la gestione della pratica pari a 70 euro, se il prestito erogato ammonta a 1.000 euro, significa che dovremmo sostenere un costo del 7% solo per vederci esaminata la pratica, mentre se il prestito fosse di 10.000 euro, l’incidenza scenderebbe allo 0,7%. Che cosa ne deduciamo? Che il T.A.E.G. tenderebbe ad essere più elevato per gli importi medio-bassi e anche che la sua distanza con il T.A.N. risulterà calante all’aumentare dell’entità del prestito erogato. In sostanza, più stiamo prendendo in prestito somme piccole, maggiore sarà la divergenza che osserveremo tra i due indicatori.
Quando si parla di finanziamento a tasso zero, ci si riferisce al TAN, al TAEG o a entrambi?
Anche in questo caso appare doverosa una premessa. I finanziamenti a tasso zero non sono pratiche usuali di un istituto di credito, in quanto il suo fine sarebbe proprio di ottenere un margine prestando denaro. Alcuni finanziamenti vengono effettivamente concessi con tassi azzerati per il cliente, quasi sempre legati all’acquisto di beni e servizi presso punti vendita con cui esiste una convenzione. Significa mica che il creditore rinunci a guadagnarci? Non proprio. Le convenzioni possono prevedere che ad addossarsi il costo degli interessi sia il commerciante (rivenditore auto, negozio di elettrodomestici, agenzia viaggi, etc.), il quale utilizzerà la pratica per attirare clienti, magari caricandoli a loro insaputa di un costo di acquisto maggiorato proprio degli interessi. Ecco che bisogna sempre accertarsi che un prodotto che ci viene offerto con una finanziaria a tasso zero non sia stato semplicemente aumentato di prezzo nei giorni precedenti.
In ogni caso, l’istituto di credito non potrà certo sobbarcarsi dei costi legati al finanziamento, altrimenti andrebbe in perdita. Ne consegue che azzererà il solo TAN, mentre il TAEG resterà positivo, in quanto le spese per la pratica, i costi legati alla riscossione delle rate, l’eventuale polizza assicurativa, etc., presuppongono costi a carico del cliente. Tasso zero, quindi, non significa automaticamente costo zero. Nei casi, più unici che rari, che trovaste anche il TAEG azzerato, significa che l’istituto di credito avrà rinunciato a farsi pagare gli interessi e il punto vendita si sarà fatto carico degli altri costi legati al finanziamento, entrambi con l’obiettivo di accrescere il giro d’affari, grazie alla strategia prettamente promozionale.
Per farsi un’idea pratica del costo di un finanziamento, aldilà delle percentuali di cui sopra, basterebbe moltiplicare l’importo della singola rata per il numero totale delle rate da pagare, nel caso in cui il tasso applicato fosse fisso, confrontandolo con il capitale preso in prestito. Se abbiamo ricevuto 10.000 euro e ci viene richiesto il pagamento di 60 rate mensili da 200 euro ciascuna, dovremo pagare 12.000 euro in tutto, 2.000 in più della liquidità ottenuta, pari al 20% di quest’ultima somma, da spalmare in 5 anni, sebbene non sia questo formalmente il calcolo da effettuare per determinare la percentuale prevista dal piano di ammortamento. Chiaramente, se nel T.A.E.G. vi fossero spese da sostenere e non incluse nell’indicatore, bisogna tenerne conto. Esse tendono ad incidere specialmente per i mutui ipotecari, le cui formalità prima di ottenere la somma richiesta tendono ad essere lunghe e complesse.








