I “credit default swaps”, in sigla “cds”, sono titoli che assicurano chi li acquista contro il rischio di fallimento del soggetto emittente.
Qui abbiamo una parte creditrice (A) che acquista un bond emesso dal debitore (B) e che lo fa assicurare da C. Chiaramente, quest’ultimo s’impegna a coprire le eventuali perdite a carico dell’assicurato, pretendendo in cambio il pagamento di una sorta di “polizza”, il cui costo varia in funzione del rischio stesso. Di solito, la copertura assicurativa dura per 5 anni e il sottostante garantito presenta un valore nozionale di 10 milioni di euro, quando trattasi di titoli di stato.
Dunque, se un investitore privato o pubblico acquista titoli di stato o obbligazioni private e desidera tutelarsi dal rischio di insolvenza o anche solo da possibili casi di ristrutturazione del debito, si rivolge a un cosiddetto “protection seller” e paga il costo richiesto per essere assicurato per il dato periodo. Si tenga conto che i cds non forniscono condizioni standard, per cui sono negoziati “over the counter”, vale a dire all’infuori dei mercati regolamentati.
Il costo pagato dall’investitore per assicurarsi lo tutela contro il rischio di perdite, ma certamente abbassa anche il rendimento del bond posseduto. Ne consegue che il costo del cds non potrebbe mai superare il rendimento cumulato del bond per il periodo assicurato, perché ciò equivarrebbe a pagare più di quanto non s’incassi, ovvero a intaccare il capitale investito, come se si acquistasse un bond con rendimenti negativi. Facciamo un esempio: agli inizi di agosto del 2018, un cds per coprire dal rischio default sui titoli di stato italiani acquistati costa il 2,3%, a fronte di un rendimento offerto dai BTp a 10 anni di quasi il 3%. Ciò significa che nei 5 anni di copertura, un decennale emesso dal Tesoro italiano renderà complessivamente il 15%, ma il cds si è mangiato il 2,3%, abbassando il rendimento reale totale a meno del 13%. Nello stesso periodo, assicurarsi per 5 anni contro il rischio default di 10 milioni di euro di Bund emessi dalla Germania costava appena lo 0,10%, vale a dire lo 0,02% all’anno. Perché così poco? Semplicemente per il molto più basso rischio di fallimento della Germania rispetto all’Italia. Non a caso, mentre un BTp a 10 anni rendeva il 3%, negli stessi giorni un Bund con pari scadenza offriva appena lo 0,4%.
Che cosa accade se si verifica l’evento creditizio avverso contro cui si è stati assicurati? Il capitale nominale del bond acquistato verrà interamente rimborsato dalla società che ha emesso il cds, per cui non perderemo alcunché. Va da sé, invece, che se l’evento non si verificasse, il costo che abbiamo sostenuto si sarà rivelato “inutile”. E, però, sarebbe come considerare inutile una polizza assicurativa che ci abbia coperti dal rischio di furto dell’auto, se questa non è stata rubata. Lo stesso assicurato potrebbe rivendere a terzi la copertura, nel caso in cui ritenesse che il rischio contro cui si è tutelato in precedenza non sia più tale.
In verità, va detto che come tutti i contratti derivati, anche il cds può essere acquistato per finalità speculative, anziché di tutela. Poniamo il caso che scommetta che una certa società privata peggiori i propri conti e la condizione finanziaria nei prossimi mesi e anni. Acquisto un cds sui suoi bond, anche senza possederli, a un dato prezzo (basso) e quando il rischio da me percepito in anticipo dovesse materializzarsi, il mercato correrebbe a ripararsi con la richiesta di cds, il cui prezzo a quel punto salirà. In altre parole, avrò maturato una plusvalenza scommettendo sul rischio default dell’emittente, senza che fossi realmente interessato ad assicurare i sottostanti bond, i quali potrei avere persino venduto o mai acquistato. E non è detto nemmeno che il default in sé debba realizzarsi per vincere la scommessa, essendo sufficiente che l’umore sul mercato peggiori con riguardo alla società in questione. Chi ha visto il film “La Grande Scommessa”, girato sul fiuto di un finanziere nell’acquistare i cds relativi ai mutui subprime prima del crac di Lehman Brothers del tutto inatteso, sa forse meglio di cosa stiamo parlando.







