Vaticano: non è più un paradiso fiscale



La lista dei paradisi fiscali non per forza si deve allungare: difatti, proprio di recente, la Città del Vaticano è uscita da questa lista per entrare nella White List italiana.

Questo nuovo ingresso, dal punto di vista fiscale, consente di non applicare le imposte su redditi di natura finanziaria percepiti dai residenti del paese stesso. Lo stesso passaggio è stato sancito tramite la pubblicazione effettuata sulla Gazzetta Ufficiale del decreto del ministro dell’Economia; in questa maniera, è possibile mantenere aggiornata sempre la situazione fiscale e soprattutto si ha un’idea ben precisa dei paesi che consentono uno scambio di informazioni in ambito fiscale con la stessa Italia. Nell’elenco in questione, peraltro, troviamo anche la Repubblica del Cile ed il Principato di Monaco.

Ma perché la Città del Vaticano è stata esclusa dalla lista dei paradisi fiscali? Praticamente, la decisione è stata presa ufficialmente due anni fa e più precisamente il 1° aprile 2015; la convezione fiscale con l’Italia, poi, è entrata in vigore lo scorso 15 ottobre 2016.

Da qui è evidente anche un’altra conseguenza ovvero la pubblicazione dei provvedimenti attuativi resa disponibile dall’Agenzia delle Entrate: in questo modo, è stato approvato il modello per la regolarizzazione delle annualità precedenti fino al 2015 e, peraltro, sono state fissate pure delle regole utili per regolare l’accesso al sistema semplificato della tassazione. Con questo provvedimento, tutti gli enti che si ritrovano spesso a lavorare con lo Stato Vaticano hanno una vita agevolata per quanto concerne la tassazione.

La Santa Sede, quindi, con il suo ingresso nella White List tiene a sottolineare che questo è senz’altro uno stato collaborativo con l’Italia: il processo di trasparenza dal punto di vista delle informazioni fiscali è ben evidente ed il Vaticano sembra essere realmente pronto per questa riforma.

Con l’introduzione dello Stato Vaticano – insieme ad altri paesi – nella White List si va così ad aggiornare il precedente decreto del ministro delle Finanze, risalente al 4 settembre 1996, e inoltre si va a promuovere pure lo scambio di informazioni ai fini fiscali, disciplinando anche gli obblighi fiscali di coloro che risiedono sul territorio italiano. Nella stessa convenzione, difatti, si legge proprio all’articolo 1 che è previsto lo scambio di informazioni ai fini fiscali!

Va ricordato però che la White List italiana- quella che per l’appunto è stata fatta ai fini fiscali – non è da confondersi con l’altra lista, ovvero quella riguardo l’antiriciclaggio, di cui si occupa il Consiglio d’Europa a Strasburgo: in passato, difatti, era stato richiesto che alcuni ispettori si occupassero di questa tematica proprio per quanto riguarda la Santa Sede. Ad ogni modo, il Vaticano fa intendere che sicuramente, nonostante si tratta di 2 liste completamente diverse, vi potrà essere pure un nuovo elemento di valutazione utile per un giudizio migliore nei confronti della Città del Vaticano.

 

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