L’acronimo Etf sta per “Exchange traded fund” e indica particolare fondi di investimento, che si distinguono da questi per due caratteristiche fondamentali: offrono una gestione passiva all’investitore e sono quotate in borsa come se fossero azioni o obbligazioni. Che cosa significa gestione passiva? Semplicemente, che essi non puntano a fare meglio dei fondi concorrenti o della media del mercato, bensì solo a replicare l’andamento di un indice sottostante. Gli Etf possono essere legati a un indice azionario, obbligazionario, alle materie prime, al mercato monetario, etc. Le quotazioni del fondo e quelle del sottostante devono essere conformi e generalmente eventuali difformità sono tollerate nell’ambito di non oltre l’1-2%.
Caratteristiche e vantaggi degli Etf
A questo punto, potrebbe sorgere una domanda spontanea: ma a che servono davvero gli Etf, visto che non puntano a fare meglio dell’indice sottostante a cui si legano? Per prima cosa, essi presentano il vantaggio di offrire costi contenuti, generalmente inferiori all’1% del capitale investito, proprio perché il gestore del fondo non deve fare altro che monitorare che l’andamento del titolo replichi perfettamente quello del sottostante. S’immagini di investire in un Etf indicizzato all’Ftse Mib di Piazza Affari. In pratica, avremo che il fondo replicherà l’andamento del principale listino della Borsa Italiana, per cui potremmo sfruttarlo per investire indirettamente sul mercato azionario tricolore, ma evitando di concentrarci su una o più azioni del listino, diversificando sostanzialmente il rischio puntando sull’intero listino.
Il lavoro del gestore dell’Etf sta proprio nell’allineare sempre le quotazioni con quelle dell’indice sottostante, in modo da replicarne perfettamente l’andamento. Poiché l’Etf è soggetto, come le azioni e i bond, alle negoziazioni continue, a differenza di un ordinario fondo di investimento è soggetto a mutamenti dei prezzi continui nell’arco della seduta e non solo al termine della stessa. Per essere chiari, se l’Ftse Mib alle ore 15.30 del giorno X sta perdendo l’1%, l’Etf in quegli stessi minuti dovrà perdere l’1%, replicandone la performance.
Gli Etf ci offrono spunti interessanti, quando replicano l’andamento di un indice o materia prima, le cui negoziazioni si apriranno in ritardo di qualche ora per un fatto di fuso orario. Il caso più eclatante si ebbe, comunque, nell’estate del 2015, quando l’Etf quotato a Wall Street e indicizzato all’indice borsistico di Atene ha consentito agli investitori di capire quale sarebbe stato l’andamento del mercato azionario in Grecia nelle settimane in cui le contrattazioni furono sospese dopo l’annuncio del referendum sull’accordo con i creditori pubblici e a seguito delle tensioni sul rischio di uscita dall’euro. Man mano che le quotazioni dell’Etf precipitavano, gli investitori si poterono fare un’idea molto concreta sull’esito che avrebbero avuto le contrattazioni elleniche, se fossero state in quei minuti possibili.
Similmente ai fondi comuni d’investimento e a differenza delle SICAV, gli Etf si mostrano più rassicuranti per gli investitori, in quanto il patrimonio dell’emittente risulta separato da quello gestito, per cui anche nel caso di fallimento del primo, nessuna perdita verrebbe sostenuta da chi vi ha investito.
Gli Etf possono distribuire dividendi, esattamente come una normale società quotata in borsa. A tale proposito, dobbiamo distinguere tra Etf a distribuzione, ovvero che periodicamente staccano una cedola in favore degli investitori, e Etf ad accumulazione, che reinvestono i dividendi, per cui accumulano gli utili maturati. Sono strumenti finanziari altamente liquidi, nel senso che fino a 1.000.000 di euro le quote possono essere comprate e vendute senza alcun problema, mentre per cifre superiori è necessario ricorrere all’OTC (“Over The Counter”), all’infuori dei mercati regolamentati, contattando direttamente un “market maker”.
E’ altresì possibile investire in Etf a leva, cioè sfruttando la leva finanziaria e puntando relativamente poco denaro rispetto all’esposizione complessiva. Si considerino, però, i rischi di una simile modalità di investimento. Allo stesso tempo, si può anche puntare su un Etf ribassista o “short”, il quale speculi sull’atteso al ribasso del prezzo del sottostante. Anche in questi casi, i rischi sono elevati, anzi potenzialmente illimitati, nel caso in cui il prezzo del “benchmark” si muovesse nella direzione indesiderata.
L’aspetto interessante degli Etf, che si stanno diffondendo perlopiù negli ultimi anni, sta nei rendimenti offerti all’investitore, che si sono mostrati spesso mediamente migliori di quelli dei fondi attivi.








